LA NECESSITA’ DI INVERTIRE L’ANDAMENTO

Solo in Italia oggi sono attive 41.116 imprese di pulizia organizzate sotto forme giuridiche differenti: Cooperative, Srl, Scarl, Spa. Il mercato risulta quindi molto frammentato (anche se il 60% delle imprese è registrato come Srl ed il 35% sotto forma di cooperativa). Ad incrementare la frammentazione del mercato c’è poi anche la differenziazione di interventi che le stesse offrono o possono offrire in base ai requisiti.
Per esempio una prima distinzione si crea tra chi fornisce solo i servizi di pulizia e disinfezione (che sono moltissimi in base al tipo di specializzazione scelta dall’impresa) e business più complessi che offrono anche servizi di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione (questi servizi richiedono dei requisiti tecnici specifici).

Ma come siamo arrivati alla situazione attuale?

Il settore ha avuto un passato florido, poiché le imprese di servizi fino agli anni ’80 riuscivano ad accedere ai bandi pubblici senza particolari restrizioni. Questo ha fatto sì che nascessero sul mercato molte imprese che sono andate ad incrementare la concorrenza. Per far fronte alla concorrenza le imprese si sono indirizzate anche verso altri settori nel privato, grazie soprattutto alla forte spinta delle aziende verso l’outsourcing dei servizi che non rientravano nel core business.
La forte domanda e la crescita della concorrenza hanno fatto sì che le imprese di servizi si orientassero sempre di più verso una logica di prezzo, con la conseguenza dello svuotamento di valore dei servizi offerti.

Negli anni ’90 inizia a consolidarsi un malcontento del cliente nei confronti del servizio di pulizia esterno, poiché questo è difficilmente valutabile e viene erogato in modo sempre meno professionale, che obbliga le aziende clienti a tornare a strutturarsi internamente. In più, anche il settore pubblico cambia le regole, inserendo restrizioni considerevoli per l’accesso ai bandi. In questo contesto, che ha generato una forte riduzione dei margini, le imprese di servizi, che fino a quel momento non avevano adottato una strategia di specializzazione e di qualità del servizio offerto, si sono trovate a dover far fronte al contesto tagliando i costi, tra cui quelli dedicati al personale ed alla formazione, andando di fatto a peggiorare la loro situazione.

Oggi gran parte delle imprese di servizi attive sul mercato sono caratterizzate quindi da una bassa specializzazione e scarsa conoscenza del proprio mercato. Tutto questo provoca un forte turnover da parte dei clienti, ma anche un forte turnover del personale interno alle imprese di servizi.
Questo sta provocando un problema anche a livello sociale: le imprese di servizi sono poco attente alla soddisfazione ed alla formazione del proprio personale interno, generando un malcontento dei collaboratori ed una bassa reputazione nei confronti della mansione svolta.
I collaboratori faticano a capire l’importanza del proprio lavoro e di conseguenza riescono sempre meno a vendere valore al cliente finale che di conseguenza, non riconoscendo più un livello qualitativo del servizio, risulta essere sempre più sensibile al prezzo.

Un circolo vizioso insomma, dal quale le imprese di servizi faticano ad uscire, ma al quale ormai, nell’era del marketing 3.0 e quasi del 4.0, non si può più sorvolare:

 

la parola d’ordine DEVE per forza di cose essere CAMBIAMENTO!